
Il nido di mamma Papera, ben nascosto tra i canneti che
circondavano lo stagno, ospitava sei piccole uova che avrebbero dovuto
schiudersi tra non molto.
Il bosco era popolato da animali male intenzionati e mamma Papera, attenta che
nessuno disturbasse il lieto evento, volle fare un rapido giro d'ispezione.
Nel frattempo, molte ore prima del previsto, un guscio si era schiuso, dando
alla luce un simpatico e vispo anatroccolino. Il nostro piccolo Chicco si guardò
attorno, stupito che nessuno fosse presente in un giorno così importante come
quello della sua nascita. Ma non si perse d'animo e, scavalcate le uova dei
fratellini, uscì dal nido e s'avviò verso il bosco.
Tutto era nuovo per lui, ma immaginatevi la sua meraviglia quando vide, fra i
rami di un albero, un uccellino dalle penne multicolori, che riempiva il bosco
di allegri canti!
- Chi sei, tu che canti così bene? - chiese l'anatroccolo.
- Sono un uccello, non vedi? - rispose l'interpellato.
- Ed io... - chiese ancora Chicco. - Sai dirmi chi sono e se so
cantare?
- Tu sei solo un piccolo papero! - rispose l'uccellino, e con un rapido
frullare d'ali, sparì tra il fogliame.
Il paperino ci rimase male, ma si consolò ben presto, osservando un piccolo
grillo che suonava sul limitare della sua tana.
- Anche tu sei un uccello? - gli chiese.
- Per tua norma e regola - rispose offeso l'insetto - io sono un
grillo, e canto soltanto quando mi si lascia in pace?
Ancora più avvilito, il povero Chicco si allontanò fino a quando incontrò un
coniglio che scavava una galleria. Si avvicinò timidamente e provò a intonare
qualche nota.
- Senti! - lo interruppe subito il coniglietto - l'unico modo di
renderti utile è quello di metterti in testa questo cestino di terriccio e
portarlo il più lontano possibile!
Non immaginando che si trattava solo di una scusa per allontanarlo, il povero
anatroccolo mise in testa il pesante cesto e camminò per tutta la notte.
Si fermò solo all'alba, sfinito, nel vedere tra le radici di una quercia un
piccolo ghiro che racimolava noci, bacche e ghiande. Chicco prese subito a
raccontargli la sua storia, ma come fece per aprire bocca, il ghiretto si
addormentò.
Deluso per la mancata esibizione continuò per la sua strada. Cammina e cammina,
giunse presso un grande prato dove un timido cerbiatto brucava del tenero
trifoglio.
- Buongiorno! - disse Chicco. - Io sono un paperino, me lo ha detto un
uccellino che canta molto bene; anche i grilli cantano, ma hanno un brutto
carattere. Il coniglio non so se canta, mentre il ghiro non mi ha fatto cantare,
si è addormentato subito. Perchè non canti con me?
- Io non so cantare! - rispose il cerbiatto e per paura che il piccolo
papero richiamasse con la sua voce animali e cacciatori, con un rapido balzo si
dileguò nel bosco.
Chicco era veramente disperato. Meditando e brontolando riprese lentamente il
cammino, quando sentì un certo languorino allo stomaco.
Il caso lo portò sotto alcune piante di girasole, che gli parvero enormi piatti
di semi. Ad un tratto, il girasole più grande, con una vocina sottile sottile,
gli disse:
- Se tu hai fame, noi abbiamo sete! E tra poco certmente, appassiremo se
nessuno annaffierà le nostre radici! Portaci un po' d'acqua e noi ti sfameremo!
Chicco fece un salto di gioia e senza farsi pregate due volte prese un guscio di
noce e cominciò a trasportare acqua dallo stagno ai girasoli. I bei fiori
ripresero a vivere ed a raddrizzarsi sempre di più, sempre di più, diventando
così alti e lontani che Chicco, vedendo allontanarsi il suo pasto, penso di
essere stato ancora una volta burlato.
Ma il sorriso riconoscente dei girasoli fece piovere a terra tanti e tanti
semini neri. Era il primo e meritato pasto del piccolo papero che, dopo quella
scorpacciata, intonò una canzoncina di sua invenzione, non molto intonata, per
la verità, e neanche molto variata. Ma la sua voce, in compenso era così acuta
e squillante da essere udita in tutto il bosco, anche, ahimé, da un
volpacchiotto, al quale non sembrò vero sentirsi invitato a suon di musica a
gustare un bocconcino tanto prelibato!
Per fortuna i girasoli, vedendo avvicinarsi il pericolo dall'alto dei loro
gambi, presero ad urlare:
- Smetti di cantare, anatroccolo! Scappa! Scappa, altrimenti la volpe farà
di te un solo boccone!
Mezzo morto dalla paura, il povero Chicco si mise a correre a perdifiato,
cercando di arrivare allo stagno, sfruttando i passaggi più stretti. Il
volpacchiotto stava già per raggiungerlo, quando con un ultimo balzo disperato
si tuffò in acqua. Era salvo!
Figuratevi poi la meraviglia e la gioia di Chicco, quando, dall'altra parte
dello stagno, trovò ad attenderlo tutti i suoi fratellini nati dopo di lui.
Finalmente poteva festeggiare il suo primo giorno di vita intonando un chiassoso
coro di qua qua, in compagnia dei suoi fratellini, sotto lo sguardo vigile ed
amorevole di mamma Papera.